Circolo Vela Torbole

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Il notaio trentino Morghen appone la sua firma in data 23 giugno 1964. È la nascita del Circolo Vela Torbole.

La nostra storia

Il notaio trentino Morghen appone la sua firma in data 23 giugno 1964. E’ la nascita del Circolo Vela Torbole.

Circolo Vela Torbole - La Storia
Sono presenti: Pietrolino Mandelli, Giovanni Bertamini, Domenico Turazza, Giorgio Turazza, Oscar Bovolenta, Antonio Bertamini,Antonietta Mandelli, Dino Schiesaro, Celeste Giliberti, Franco Santoni. Nel maggio del 1965 il Club ottiene la concessione di parte del piazzale nato sui detriti della galleria Adige- Garda. Il 24 aprile 1966 viene inaugurata la piccola sede.

L’ordine non è casuale. È l’immagine in bianco e nero che ritrae i fondatori.
Il riconoscimento definitivo, da parte della Federazione Italiana della Vela, arriverà solo ai primi di ottobre del 1967. Lo annuncia il quotidiano “Alto Adige” nella sua edizione del 17 ottobre.

È l’ingresso ufficiale nel mondo dell’agonismo e delle competizioni, dove Torbole scriverà pagine memorabili con l’organizzazione di Campionati Mondiali, Europei e nazionali delle più importanti classi, dei monotipi, delle derive, fino ai grandissimi poliscafi dei Formula 40. Ai grandi skipper olimpici che qui hanno preparato le loro vittorie più significative come Fabio Albarelli, Dodo Gorla, Luca Devoti, Diego Romero, gli ultimi azzurri (se escludiamo la surfista Alessandra Sensini, anche lei comunque di casa a Torbole) con una medaglia al collo, come gli ori di Paul Elvstrom, Torben Grael, Jesper Bank, Valentin Mankin, Jochen Schumann, Robert White, Valdemar Bandolowski, Josè van der Ploeg, Stefan van der Berg, in tempi più recenti Robert Scheidt e Fredrik Lööf; le medaglie d’argento di Mitch Booth, Hubert Raudaschl, Antonio Gorostegui, Randy Smyth, Keith Musto, per citare alcuni dei tanti, che ritroveremo tra un bordeggio e l’altro, tra la Conca d’oro e Capo Tempesta.

Il piazzale e le prime regate

Nel maggio del 1965 il Club aveva ottenuto dagli enti preposti, grazie ad un grande lavoro di supporto della Azienda Autonoma di Soggiorno, la concessione di parte del piazzale nato sui detriti della galleria Adige-Garda. Nel 1966 si inizia presto a regatare. A marzo scendono in acqua le classi FD, Strale, 4.70. La giuria è presieduta da Achille Chincarini. Sono i rivani a dominare nel FJ dove vince la coppia Betta-Martini. Secondi sono Torboli-Malfer e terzi Sartori-Sisler. Nelle cronache dei quotidiani locali la classe viene indicata come Flying Dutchmann. Non sulla “Gazzetta dello Sport” che riporta correttamente FJ, Flying Junior. Lo Strale vede davanti a tutti il desenzanese Mario Vignola poi i due sebini Elio Sina e Bruno Micheletti. Nel 4.70, non ancora classe olimpica, si impone Sponza su Reda e Costantini. Il 24 aprile del 1966 viene inaugurata la piccola sede. A lago c’è il pontone che per tante stagioni sarà, e lo è ancora oggi, il punto di attracco per le flotte che si sono alternate. Tra i presenti alla cerimonia scrive l’Alto Adige del 26 aprile: “Il sindaco di Nago-Torbole signor Franco Stefanelli con tutti gli assessori e diversi consiglieri comunali, il ten. dei CC dottor Umberto Alloro con il maresciallo Albino Savoia, l’assessore Enzo Macrì in rappresentanza dell’amministrazione di Riva, il cav. uff. Roberto Turrini, presidente della Azienda Autonoma di Arco con il segretario Giovanni Bertamini, il dottor Alessandro Marcheselli, il cav. rag. Benigno Benamati, il cap. Achille Chincarini, il brigadiere Amos Marinelli, comandante della Brigata della Guardia di Finanza, il rag. Salvatore Campisi, procuratore dell’ufficio del Registro e molti altri. Facevano gli onori di casa il dott. Antonio Bertamini, presidente del sodalizio velico con i consiglieri geom. Dino Ugel, Giorgio e Domenico Turazza, Franco Santoni e altri”. Il comitato d’onore era composto dal senatore Giovanni Spagnolli, Ministro della Marina Mercantile, dall’avvocato Achille Corona, Ministro del Turismo e dello Spettacolo, l’avvocato Bruno Kessler, presidente della Provincia Autonoma di Trento, il cavalier Luigi Barbieri, presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno di Nago-Torbole, oltre al Sindaco, il presidente della Fraglia di Riva, Renzo Poli. Nel week end non possono mancare delle sfide in acqua. L’austriaco Trallamat batte i fratelli Bonvicini nell’FD. Lo Snipe è dei veneti Robles-Veronese di Chioggia. Il podio dei Finn sembra essere la storia di allora del singolo olimpico. Si impone il trentino Sergio Golser battendo il veronese Fabio Albarelli e il gargnanese Andreino Menoni, in altre parole il campione italiano degli anni ’70, la medaglia olimpica di Acapulco, il direttore sportivo della nazionale nei vent’anni successivi. A settembre c’è la “Regata di chiusura-Internazionale Aperta” come recita il bando. Appare sul palcoscenico gardesano la classe libera, il mix che raggruppa le barche “aperte”. Ed è un 5.5 Stazza Internazionale dal passato glorioso a vincere. È il “Voloira” che nel 1960 aveva partecipato alle regate di Napoli, l’Olimpiade di Roma. L’equipaggio era composto dal maestro d’ascia Cernischi e da Del Favero. Battono Santoni e Turazza che erano a bordo del loro “Manuela VI”, carena che era stata della famiglia Croce. Negli FD l’affermazione è dei fratelli gargnanesi Lorenzo e Luciano Magrograssi. Nei Finn svetta Sergio Golser, negli Snipe Longo-Modesto. Il Trofeo dei Cabinati va a “Nelly” di Mauro Stefini di Bardolino, skipper e progettista di quell’imbarcazione, il Trofeo Conca d’Oro alla Star di Modena-Mascanzoni di Brenzone.

La stagione dell’esordio organizzativo

La prima grande stagione sul piano organizzativo è però quella del 1967. A maggio si corrono le “Regate Internazionali”. In acqua scendono le Star e le classi a deriva di FD, Snipe, Strale e il singolo olimpico Finn. Si presentano 45 imbarcazioni. I nomi dei vincitori rappresentano un pezzo di storia, anzi di leggenda, dello yachting gardesano che a grandi passi si sta presentato sul palcoscenico internazionale. Nelle Star si impone “Silvia 2” dei “foresti” Fioroni e Colombo del lago di Como davanti a “Nicoletta” di Mascanzoni e Romani del Circolo di Brenzone, terza “Silvia I” dei Lanfranconi sempre del Lario. Nell’FD ecco “Corallo VI”. L’equipaggio è composto dai rivani Foletti e Bonora. Battono “Alzavola” di Oscar Tonoli con a prua Franco Visconti, alfieri della Fraglia di Desenzano, terzo è Sergio Modesto (famoso speaker della Rai) di Caldaro, poi gli austriaci Franz-Lainer e i fratelli Bonvincini. Negli Snipe troviamo la coppia Bensa-Bensa della Velica Trentina che regolano Longo-Waldmuller di Caldaro e Armellini-Tomasi sempre della Trentina. Lo “Strale”, deriva made in Garda, vede vincere il suo stesso progettista Ettore Santarelli con a prua Marcello Scoz. Per i “Finn” è il “Doge II”, alias Fabio Albarelli, che dopo un anno sarà podio all’Olimpiade. Il timoniere dello Yachting Club di Torri batte Luciano Valduga, Marzari e Golser. Il trofeo Circolo Vela Torbole, opera del maestro Germano Alberti, viene assegnato alla Fraglia di Desenzano, il premio dell’Azienda Autonoma di Soggiorno va agli stranieri dell’Associazione Velica Tirol. Le regate si svolgono sul triangolo Torbole-Ponale-Corno di Bo’. Alle premiazioni partecipa l’Assessore della Provincia Autonoma, professor Attilio Tanas. Il 9 e 10 settembre si corre la Regata di chiusura che diventa il trofeo Aldo Moser. Negli stessi giorni si disputano a Tunisi i Giochi del Mediterraneo e la squadra di calcio del Brescia affronta in amichevole il Bolzano che militava in serie C. Gianni Brera diventava direttore del “Guerin Sportivo”. Erano titoli che facevano da contorno al “taglio basso”, come si dice nel linguaggio giornalistico, del pezzo dedicato da “Alto Adige” alle gare del Circolo Vela: “Brillanti regate nel golfo di Torbole”, mentre “l’Adige”, l’altro giornale locale, annunciava la vittoria di Golser. Lo skipper trentino si imponeva nei Finn con trofeo intitolato a Moser. Mise in scia Andreino Menoni e Ciresa. Nelle Star era “Sospir” di Romani e Segala di Malcesine ad avere la meglio su Fravezzi-Fioroni di Brenzone e la famiglia Torboli di Riva. Ennesima affermazione negli FD per i fratelli Magrograssi di Gargnano che un anno dopo saranno i campioni italiani di questa bellissima carena. Battono i rivali di sempre, i fratelli Bonvicini di Bolzano e Trovato-Di Giorgio della Fraglia di Riva. Nei “Beccaccini”, gli Snipe, i veneti Robles e Veronese di Chioggia rompono le uova nel paniere agli specialisti di Caldaro, in scia con i Bensa e Stuffer. La classifica dei 4.70 è dei milanesi Balderoli-Sparta. La Libera premia il “Volpina III” (firmato dall’ingegner Carcano) del conte Pietro Arvedi con Vignola e Lugo per il guidone della Fraglia Desenzano. Santoni e Bertamini portano “Manuela VI” davanti al 6 metri Stazza internazionale “Lupa” di Carlo Taddei, alfiere, allora, del Circolo Vela Gargnano. Alle premiazioni, ospitate alla Conca D’oro, partecipa il Ministro Spagnolli che per tutto il pomeriggio aveva seguito dal trampolino della spiaggia le fasi principali della regata, compreso il trofeo “Cabinati” che aveva sviluppato il suo percorso fino alla boa sud in Val di sogno a Malcesine. Tra le altre autorità presenti c’erano il presidente della XI° zona (quella di Garda e Trentino) della Federazione Vela, Orlando Lunelli, il presidente della Fraglia Vela di Riva, Renzo Poli. Il Trofeo “Cabinati” messo in palio dalla signora Paola Turazza andava agli skipper di casa Marzari- Oradini, il Trofeo Conca d’oro alla Fraglia di Malcesine.

Il riconoscimento della Federazione

Martedì 17 ottobre 1967, il quotidiano “Alto Adige”, annuncia nelle pagine della provincia: “Il circolo della vela riconosciuto dalla FIV, l’ammissione alla Federazione Italiana premia gli sforzi di tutti gli appassionati”. Questo il titolo ed il sommario, mentre nel pezzo veniva riportata la lettera del presidente Fiv Beppe Croce al dottor Antonio Bertamini. “Ho il piacere di comunicarle che il consiglio federale nella sua riunione del 5 ottobre c.a. ha accolto la domanda di affiliazione alla Fiv del Circolo della Vela di Torbole con sede sociale e nautica a Torbole, località Conca d’oro”. Sempre in quell’articolo troviamo scritto: “ Il consiglio d’amministrazione della Azienda di soggiorno fin dal 1964 aveva suggerito il piazzale della galleria Adige-Garda, dove sarebbe stato ricavato il porto adatto per le imbarcazioni e la sede nautica. E l’Azienda autonoma infatti inserì nel suo programma di sviluppo di quella magnifica località balneare, anche questa iniziativa sportiva. I dirigenti del Circolo velico fecero il resto, e la sede sorse bella, con tutte le attrezzature più moderne. Le manifestazioni veliche organizzate dai soci di Torbole furono all’altezza delle promesse”.

Arriva il ’68, la Centomiglia e “Manuela VII”

Nel 1968 in calendario c’erano cinque regate, delle quali due internazionali. Vi partecipano le classi Star, FD, Snipe, Finn, 470 e un gruppo di cabinati. A quei tempi - raccontano i protagonisti - le classifiche si facevano elencando solo i nomi delle barche. Ed i protagonisti erano vestiti con le prime cerate, per difendersi dalle onde provocate dal Peler mattutino e dall’Òra pomeridiana. La Centomiglia, mitica regata, stabilì proprio nel ’68 a Torbole la sua boa a nord. Una collaborazione con Gargnano, da dove salpa il giro del lago, che continua tuttoggi. Il 1969 segna l’organizzazione del primo campionato italiano. In acqua scendono i 5.5 Stazza Internazionale, classe olimpica a formula, presente ai Giochi del 1952 quando ad Helsinki vinse lo skipper e architetto statunitense Britton Chance jr. E proprio una barca firmata da Chance si impone nel tricolore del Circolo Vela Torbole. Era “Manuela VII”, la carena della famiglia Croce, condotta dal presidente della Federazione velica, Beppe, da suo figlio Gigi, dal marinaio ligure Pippo Indaco. Beppe Croce pochi mesi più tardi sarebbe diventato presidente della Federazione Mondiale della Vela. “Manuela VII” era l’ultimo 5.5 di una lunga serie, come “Manuela VI” che fu di Franco Santoni, e che sul Garda vinse l’epica edizione del 1964 della Centomiglia, quando sul traguardo di Gargnano si presentarono solo 3 imbarcazioni con le altre 60 tutte costrette in porto da raffiche di un fortunale. “Manuela VII”, firmata da Britton Chance jr, è stata costruita nel cantiere svizzero di Hermann Egger. Colui che realizzò “Channgger”, 12 metri per la Coppa America voluto dal barone italo francese (nato a Torino) Marcel Bich; barca che non potè mai partecipare al più importante e prestigioso trofeo del mondo velico per la nazionalità dei suoi ideatori (Chance ed Hegger, un americano ed uno svizzero), ma che in verità presentava l’importante novità del timone staccato dalla pinna, sulla quale restava un secondo timone, il classico trimmer. Un piano di deriva che ancora oggi è utilizzato sulle grandi imbarcazioni metriche. “Manuela VII” aveva inizialmente la vecchia soluzione, ma nel suo sviluppo successivo si dotò del timone staccato. Recuperata in tutta la sua bellezza originale dal maestro d’ascia rivano Norberto Foletti. Oggi veleggia e gareggia sulle acque del Benaco.

Gli anni ’70

1970, Torbole ospita il Campionato Italiano del singolo olimpico “Finn”. La gara è promossa in collaborazione con la XI zona FIV con sede a Brenzone, tanto che in qualche annuario questa manifestazione risulta disputata proprio in acque veronesi. Sul triangolo torbolano è il trentino Sergio Golser ad imporsi. È una vittoria importante che vede protagonisti skipper che racconteranno pagine memorabili della vela azzurra. Golser è al timone di “Ra”. Sul podio con lui salgono la medaglia olimpica di bronzo ad Acapulco ’68, Fabio Albarelli con “Livenza “, mentre terzo è il palermitano Gabriele Guccione. L’anno successivo Torbole “vara” due nuovi eventi. Ancora oggi fanno parte del suo ricco calendario internazionale. Sono il trofeo dedicato a Dino Schiesaro e il Tornado Torbole Trophy. Lo Schiesaro è riservato alla nuova classe olimpica, il Soling che da Kiel 1972 prenderà il posto del 5.5 Stazza Internazionale. È una barca a bulbo per tre persone d’equipaggio firmata dal norvegese Jan Herman Linge. Sarà ai Giochi fino a Sydney 2000. La prima edizione dello Schiesaro viene vinta dall’ex campione d’Europa Flying Dutchman (con prodiere il giornalista della “Gazzetta dello Sport” Beppe Barnao) Vittorio Porta con l’equipaggio Zanasi-Scaramucci. L’anno successivo si impone il trio napoletano Milone- Mottola-Oliviero, gli uomini di “Vesuvio”, la barca delle Olimpiadi di Kiel dove l’oro andò al leggendario statunitense Buddy Melges e al suo “Teal”, barca che per anni soggiornò sui moli del Circolo Vela Torbole. Il Tornado Torbole Trophy, edizione numero uno, va alla coppia tedesca degli Schmall (Jorg sarà bronzo all’Olimpiade di Montreal). Ben presto questa prova diventa l’appuntamento più affollato per il cat olimpico dopo i campionati mondiali ed europei. Nell’albo d’oro trovano posto skipper della fama di Yves Loday (oro a Barcellona ’92) e il sebino Giorgio Zuccoli (campione del mondo nel ’91 e che al francese Loday realizzò le vele del suo oro). Negli anni ’80 vi partecipa anche Paul Elvstrom che aveva a prua la figlia Trine. Con lei condivide la sua ultima Olmpiade, quella del 1984 a Los Angeles. L’oro canadese di Montreal ’76 con il catamarano approda sul Garda nel 1973. È il britannico Reg White. Con Mike Chapman batte i tedeschi Giehmann-Hornschuch ed i connazionali Jan Fraser e Tim Coventy nel Campionato d’Europa Tornado. In verità è uno scontro tra i due costruttori del cat, la Sailcraft degli White e la Panther di Fraser. La nazionale italiana è rappresentata dai liguri Isenburg-Ottonello (22°), i locali Paroldo- Carmellini (29°), un inedito Fabio Albarelli (che in verità con questo Cat aveva vinto in assoluto una Centomiglia) con Leopoldo Di Martino (31°), Franco Pivoli e Cesare Biagi (36°), tutti portacolori del guidone torbolano, i triestini Moletta e Apollonio. In quell’anno si disputa pure il Campionato Italiano Soling. È un appuntamento importante perchè segna l’esordio di molti nuovi equipaggi con il passaggio alla classe a bulbo di timonieri del calibro di Fabio Albarelli, altri come Flavio Scala e Loris Modena dopo la scelta di escludere la loro “Star” dal programma olimpico del 1976. Si corre dal 24 al 30 giugno. Sono regate bellissime, tutte caratterizzate, eccetto l’ultima giornata, dalla classica e gagliarda “Òra”. Vince l’equipaggio composto da Albarelli che ha come manovratori Leopoldo Di Martino e Carletto Guidotti. Seconda è la famiglia Serena con Tristano Caracciolo. Fabrizio Serena, il timoniere, era uno degli ultimi “gentlemen- skipper”, all’epoca amministratore delegato di Alitalia e negli anni a venire a capo della compagnia di navigazione Tirrenia e in ambito sportivo della Csai, la commissione sportiva dell’automobilismo agonistico. Terzi chiusero i fratelli Loris e Umberto Modena con Lucio Nodari per il Circolo Nautico di Brenzone. Quell’anno entra nel calendario il Trofeo Andrè Cornù, manifestazione intitolato al progettista francese del nuovo doppio olimpico. A vincere sono i fratelli Philippe e Hubert Follenfant, campioni d’Europa nel 1972, vice campioni mondiali per tre anni consecutivi, dal ’70 al ’72, due grandi interpreti della barca che farà il suo esordio a Montreal. Sul Garda, sempre nel 1973, dal gemellaggio con il Bayerischer Yacht Club, nasce il Trofeo Marina Preis per la classe FD, altro doppio che ha scritto pagine memorabili. L’edizione d’esordio è vinta da due giovanissimi del Circolo, i fratelli Gianfranco ed Ettore Oradini. Il quadro delle presenze per le classi olimpiche si chiude l’anno successivo con la Coppa Internazionale di Pasqua per la Star. La regata va alla coppia gardesana composta da Flavio Scala e Gianni Torboli, il primo di Malcesine, già 5° alle Olimpiadi di Kiel, il secondo di Riva. La Coppa di Pasqua per vari anni sarà abbinata al Campionato Europeo di Primavera. Nel ’78 la doppia vittoria va al tre volte oro olimpico, l’ucraino Valentin Mankin; nel 1979 al velaio tedesco Eckart Wagner; nell’81 all’austriaco Hubert Raudaschl, due medaglie d’argento e ben 10 presenze alle Olimpiadi; nel 1983 alla coppia tedesca Alexander Hagen e Vinzi Hoesch, poi singolarmente, nuovamente, campioni mondiali con la Star e in altre categorie. Non manca nell’aldo d’oro il nome degli italiani Dodo Gorla e Alfio Peraboni. Nel 1996 troviamo sul gradino più alto del podio, il giovane danese Michael Hesbanek.

Il Trofeo Tomasoni e l’Olimpiade in Canada

Ma torniamo alla nostra “veleggiata” con la storia del Circolo. Siamo al 1975. Ecco esordire il Trofeo Tomasoni, manifestazione intolata all’azienda di Bruno Tomasoni, imprenditore che sul lago aveva la sua residenza a capo Tempesta e che nella sua attività sviluppò la prima catena di negozi dedicati alla nautica e in particolare alle attrezzature per le barche da regata. Il Trofeo Tomasoni era riservato al singolo Laser, barca semplice nelle sue manovre, una diffusione crescente, tanto da diventare classe olimpica ad Atlanta 1996. L’edizione del 1975 vede vincere Franco Oradini che sempre con questa carena sarà Campione d’Europa. Tra gli “Under 18” si impone Attilio Dall’Agnola in un albo d’oro che vedrà sempre presenti le speranze di allora del Circolo: Guido Angelini, Mario Turazza, Alberto Ducati e Silvio Santoni. Il 1976 non riserva grandi novità. Forse perchè tutti gli occhi degli appassionati sono fissati sul lago Ontario, Canada. Dal 19 al 30 luglio si corrono le XXI Olimpiadi. A rappresentare l’Italia ci sono ben tre equipaggi del club di casa. Nei Soling ci sono Fabio Albarelli con Leopoldo Di Martino e Franco Oradini, nei Tornado Franco Pivoli e Cesare Biagi, nel Finn un Mauro Pelaschier diventato gardesano a tutti gli effetti. Non arrivano medaglie. Solo importanti piazzamenti come il 7° posto di Pivoli e il 9° posto di Pelaschier, in perfetto spirito De Coubertin. L’abbandono degli equipaggi dell’est e il surf a vela Il 1977 è l’anno del Campionato del mondo Flying Dutchman. Il titolo è vinto dagli svizzeri Hotz- Nicolet. Ottimi sono i giovanissimi toscani Natali- Gazzei. La manifestazione sale però alla ribalta delle cronache e dei titoli dei quotidiani nazionali per l’abbandono degli equipaggi dell’Unione Sovietica. Intendevano protestare contro la presenza dela squadra del Sudafrica, nazione rea di attuare ancora l’apartheid. Nelle stesse giornate estive la tavola a vela riempie le spiagge dell’alto Garda. La Conca d’oro diventa uno degli “spot” più frequentati. La sezione surf del Circolo organizza i primi campionati internazionali. Nel 1980 tocca all’Europeo Windsurfer, l’anno dopo alla tavola olimpica del Windglider, nel 1982 si disputa una tappa di Coppa Europa, l’anno successivo il Mondiale a squadre del Windsurfer, prima che la sezione surf diventi un circolo vero e proprio con sede alla spiaggia e nella struttura della ex colonia Pavese. Nell’Europeo del Windglider, nei pesi leggeri con ben 98 concorrenti in gara in rappresentanza di 16 nazioni, vince l’olandese Stephan van der Berg che sarà il primo oro della tavola a vela nella storia dell’Olimpiade sul mare della California a Long Beach nel 1984. La medaglia di bronzo, nella categoria pesanti, va al bolzanino Klaus Maran, il primo surfista azzurro, in gara ai Giochi velici. Il Circolo Surf sotto la presidenza di Gianfranco Tonelli organizza per l’Isaf il Meeting Internazionale, che porterà alla scelta della tavola olimpica dell’Rsx.

Lo skipper dei kolossal hollywoodiani

Nell’estate del 1981 si corre il Campionato Europeo del Tornado. Di fatto è un vero mondiale. A vincere è lo statunitense Randy Smyth, più volte ai vertici della classe, due volte argento olimpico. Nel 1988 sarà lui ad insegnare a Dennis Conner tutti i segreti dei catamarani e vincere l’insolita America’s Cup che vedeva in gara il maxi cat di 18 metri “Stars and Stripes” contro i 36 metri del monoscafo “New Zealand”. Smyth apprezzato velaio sarà protagonista prima nei Formula 40, successivamente, all’alba del terzo millennio, con la partecipazione a “The Race”, il giro del mondo senza scalo con un catamarano oceanico di 36 metri. E sempre Smyth sarà la “star velica” di due kolossal hollywodiani. Sarà con Kevin Costner in “Water World” e con Pierce Brosnam in “The Thomas Crown Affair”, in qualità di skipper (vero) dei grandi multiscafi presenti in queste due importanti film. L’equipaggio Smyth-Glaser batte nell’Europeo di Torbole del 1991 l’inglese Reg White, lo svedese Stjernstroem, ottimi sesti Danelon-Jahier, primi della flotta azzurra.

Il mondiale Soling del 1984

Dopo l’FD è la classe olimpica del Soling a riproporre un Campionato del mondo. È il mese di settembre e si è appena disputata l’Olimpiade di Los Angeles. Valdemar Bandolowski, prodiere di Pol Jensen e con lui oro ai Giochi di Mosca e Montreal, si mette alla barra della sua imbarcazione. Con i prodieri Calder e Palm vince il suo primo campionato del mondo come skipper. Batte il sovietico Budnikov, medaglia d’argento nel 1980; il tedesco dell’Est Nauck, il canadese Abbot, uno dei più titolati costruttori di questo ed altri scafi. Quinti sono gli australiani Peter Gilmour e Iain Murray, che saranno il nucleo centrale e Murray anche il progettista di “Kookaburra”, la barca “aussie” della America’s Cup del 1987, nonchè responsabile sportivo della 34a Coppa America, quella dei maxicatamarani “volanti”, corsa nell’estate 2013 tra i piloni del Golden Gate e l’isolotto di Alcatraz, sul mare californiano di San Francisco. Gilmor sarà, a sua volta, nuovamente in Coppa con i giapponesi di “Nippon”, nell’ultima avventura del golfo di Hauraki con il ricco gruppo della città di Seattle, quel “One World-Usa” presieduto da Paul Allen, il socio di Bill Gates nel colosso dell’informatica Microsoft. Poche settimane prima del Mondiale si era disputato il Campionato Italiano Soling. A conquistare il titolo è un grande nome della vela partenopea: Angelo Marino. Da anni si è trasferito a Gargnano e per quel Circolo Velico difende i colori. Il suo equipaggio è composto dal gardesano Davide Bottini e dal ligure Corrado Cristaldini. Il podio è completato da Silvio Santoni con l’ equipaggio Ansaldi-Toccoli, terzi i sebini Beppe e Alberto Rossi con a centro barca Alessandro Sgorbati. Negli stessi giorni, in Sardegna, si corre il Campionato del mondo dei 12 metri della America’s Cup. Sull’onda della prima partecipazione italiana i media prestano grande attenzione. Ed a battagliare nella finalissima di quel mondiale ci sono uno contro l’altro due timonieri che sulle acque dell’alto lago e di Torbole hanno costruito le rispettive carriere agonistiche. Sono Flavio Scala, skipper di “Victory 83” e Mauro Pelaschier a bordo di “Azzurra”. Ed il timoniere di Malcesine si aggiudica quella finalissima tanto legata alle “dolci acque” del Benaco. I fratelli veronesi Mario e Claudio Celon vincono nel 1985 a Torbole il Campionato Italiano della classe olimpica FD. Battono il fratello minore Nicola che gareggia con Daniele De Luca. Terzi sono i fratelli alassini Gianni e Agostino Sommariva. L’anno successivo cambia la classe, non il vincitore che è sempre Mario Celon, detto “Baffo”. La barca è il monotipo Asso 99, scafo di 10 metri di lunghezza per 3 persone al trapezio, un dislocamento di soli 1000 kg. La firma è di Ettore Santarelli, personaggio che avevamo già incontrato nelle prime regate degli anni ’60 del Circolo Vela Torbole. L’Asso 99 è la tipica barca da lago, generata dalla filosofia degli scafi di classe libera che hanno animato e animano tuttora la Centomiglia. Nuova classe dicevamo. Non lo skipper Celon che si impone con “Spinello” dell’armatore bresciano Gian Paolo Pisa, numero velico 1 nell’Asso, del quale negli anni successivi saranno realizzati 150 esemplari. La flotta dell’Asso torna nuovamente nel 1987. In palio c’è il doppio titolo: Europeo e nazionale. Vince un team tutto gardesano comandato da Bruno Fezzardi della Fraglia Vela di Desenzano.

Arrivano gli oceanici come Loick Peyron

Ai francesi piace il Garda, soprattutto l’alto lago. La conferma arriva negli anni. L’olimpionico Yves Loday (Oro a Barcellona ‘92) primo in un Tornado Torbole Trophy, il leggendario Loic Peyron, l’unico navigatore solitario al mondo con sir Francis Chichester e il bretone Erik Tabarly ad aver vinto due edizioni dell’Ostar, la transatlantica dall’Inghilterra agli Usa, primatista nel 2012 nel giro del Mondo senza scalo del Trofeo Verne in 45 giorni, 13 ore e 42 minutes a bordo del maxitrimarano “Banque Populaire V”. Sul Garda Trentino Peyron naviga con la flotta Melges negli anni 2000; Xavier Rohart, campione del mondo con la Star nel 2003, proprio a Torbole svolge uno stage poche settimane prima di conquistare il titolo più ambito tra i velisti olimpici. Loday, Peyron, Rohart sono solo tre nomi. Il resto dei transalpini arriva a Torbole nel 1987 al seguito dei Formula 40. Catamarani e trimarani di 12 metri di lunghezza, 40 piedi, una carovana che gira l’Europa. Ma che a Torbole dopo l’esordio torna per ben tre volte di seguito. In palio nel 1991 c’è il titolo di Campione del mondo. A dominare la scena è quasi sempre Jean Le Cam, uno degli allievi di Erik Tabarly, chiamato da tutti “Bilou”. Vince grazie ad un trimarano, il “Biscuit Contreau” che è firmato dalla coppia van Peteghen e Lauriot Prevost, gli stessi che vantano i progetti dei 60 piedi che oggi animano uno spettacolare campionato dove “Bilou” Le Cam è uno dei protagonisti con un trimarano che è la “Sister Ship” (barca gemella) del “Sebino Express” (nome in onore di Giorgio Zuccoli) di Giovanni Soldini. Con “Bilou” c’era Roland Jordan, altro grande, terzo nella Vendee Globe, il giro del mondo senza scalo, primo nella Rotta del Caffè, la Transat Jacque Vabre, del 2003. A contrastare il passo di Le Cam nelle raffiche dell’Òra ci pensano inizialmente il catamarano “Fleury Michon” di Philippe Poupon, altro grande della vela oceanica, primatista della traversata atlantica nel 1987, primo nella Routhe de Rhum del 1986, ed “Aquitaine” di Pierre Le Maout. La flotta italiana presentava i “Mattia” di Enrico Contreas, uno di questi affidato a Cino Ricci. Nella altre edizioni troviamo il trimarano inglese “William Lawson’s” del bronzo FD di Los Angeles, Jo Richards, il primo “Biscuit” passato nelle mani dello svizzero Claude Fehlmann, ex gloria nelle derive, titolare del cantiere Df Decision sul lago di Ginevra, l’atelier che ha costruito poche ma titolate carene: i “Merit” del Giro del mondo, il maxilibera d’acqua dolce “Lillo-Pedrini”, soprattutto gli “Alinghi” della America’s Cup.

Sempre più tempio della velocità

Il triangolo d’oro della vela olimpica diventa il luogo ideale dove testare barche e vele. A Torbole nascono i laboratori di importanti aziende del settore. Tra queste c’è la North Surf animata da Eckart Wagner, starista dal grande passato - come già raccontato primo in un Europeo di Primavera - i centri di sviluppo e ricerca di Mistral e Fanatic, la californiana O’Neill che si occupa di abbigliamento tecnico, la Art con il designer Monty Spindler. In tempi più recenti avviene con la Contender dell’olandese Guus Bierman, produttore olandese di tessuti per vele, che sceglie un torbolano doc come Silvio Santoni per la sua base nel sud Europa. È la vela che da passione di pochi diventa importante comparto legato all’economia locale, soprattutto immagine turistica di tutta l’area. Tra le carene più singolari che incrociano al largo di Torbole c’è “Objectif 100”, un vero “siluro” dotato di un’ala d’aereo come vela. È opera dell’architetto francese Jean Marie Finot, uno dei grandi nomi della progettazione d’Oltralpe, soprattutto dei 60 piedi che partecipano alle prove in solitario. Nei primi anni ’90 si corrono i mondiali dei poliscafi della Formula 28, della Formula 20, come due edizioni del piccolo 18 piedi “Hobie Tiger”. È un catamarano con i due uomini al trapezio. Ha velleità olimpiche. Nell’edizione del 2001 il mondiale viene vinto dal veneziano Alberto Sonnino e dal palermitano Gabriele Bruni, quest’ultimo alfiere italiano con il fratello Francesco con il 49er a Sydney nel 2000. E proprio il 49Er viene selezionata nel corso dell’Executive Meeting che l’Isaf, la Federazione Mondiale della Vela, promuove presso la sede del Circolo Vela nel settembre del 1996. Lo scafo acrobatico, firmato dall’australiano Julian Bethwaite, ha la meglio sulle flotte degli altri “skiff”, le derive acrobatiche che prendono ispirazione dai 18 piedi australiani. In questo “mega test” c’è tutta la flotta dei Laser 4 e 5000, dei vari Iso, Boss e Buzz, B 14, l’italiano Jet.

Anni ’90 tra Olimpiadi e America’s Cup

Il “velodromo” di Torbole offre a classi non più olimpiche di proporre altri grandi eventi. Avvene già nel 1995 con il glorioso “FD”, l’olandese volante che vide vincere gli australiani Ian McCrossin e James Cook, secondi i tedeschi Eddy Eich è Ben Hagenmeyer, terzi gli olandesi Wim Lageslag e Peter van Koppen, un podio internazionale come vuole la tradizione agonistica di queste rive d’acqua dolce. Nel 1997 si corre l’interessante Campionato Europeo Soling con la formula Match-Race. Si impone il tedesco Jochen Schumann, lo skipper che l’anno prima, ad Atlanta, aveva vinto l’oro con questa formula. All’Olimpiadi del 2000 in Australia sarà nuovamente sul podio (argento). Schumann, chiusa la carriera olimpica, tre medaglie d’oro e una d’argento, si dedicherà alla Coppa America come timoniere e allenatore del leggendario Russel Coutts. Con lui sarà a bordo di “Alinghi” nella vittoriosa cavalcata sul mare neozelandese del 2003. E le rotte della Coppa delle Cento Ghinee si incrociano molto spesso con il Benaco. Nel 1999 tornano i 5.5. La barca che conquista il titolo è firmata dal californiano Douglas Peterson. È lui che disegnerà la prima, fortunatissima “Luna Rossa”, come la non certo velocissima seconda del 2002- 2003.

La novità dei Giochi velici di Atene

Ad Atene 2004 c’è la novità del catamarano “Tornado”, versione “Sport” con due trapezi, il gennaker, una randa più allunata. Al lavoro di sviluppo ha collaborato la veleria Ullmann dello skipper iseano Giorgio Zuccoli e gli ultimi collaudi sono effettuati a fine 2000 alla base del Circolo Vela Torbole dalla medaglia olimpica australiana Mitch Booth. Situazione ricorrente per le acque e la spiaggia della Conca d’oro. Altri vengono qua ad esordire. Tra le novità c’è l’Ufo 22 firmato dal progettista gardesano Umberto Felci. È un monotipo di 6 metri e 70 centimetri, 3-4 persone d’equipaggio. Il Campionato Europeo va allo skipper di casa Silvio Santoni con l’equipaggio composto dall’armatore svizzero Franco Rossini e dal verbanese Tiziano Nava, tattico d’eccezione dopo una carriera al timone: europeo col singolo Laser, tre volte mondiale con i Mini Tonner, nuovamente tattico con le grandi barche d’altura, soprattutto con “Azzurra” in quel mitico 1983, quando il 12 metri italiano entusiasmò tutti con la sua partecipazioni alle regate di Newport, negli Stati Uniti. Nel 2001 si corre un affollato Europeo del monotipo Melges 24. Dominano i francesi. La bellissima barca nasce dall’esperienza nell’America Cup dei progettisti John Reichel e Jim Puig e dall’incontro con il grande Buddy Melges che, nel suo cantiere di Zanda, lago Michigan, inizia per primo la costruzione del 24 piedi. Ben presto questa classe catalizzerà l’attenzione dei grandi ex della vela olimpica come Vince Brun, Keith Musto, Albert Batzil, gli italiani Santella, Favini, Santoni, Babbi, Ziliani, Valerio, soprattutto Giorgio Zuccoli, campione del mondo nel 2000, l’ultimo grande successo della sua affascinate carriera.

Dal 2002 al 2004 altri Eventi

Il Circolo Vela Torbole entra nel gruppo dei Club dell’alto lago che promuove Eurolympic, tappa italiana del circuito delle classi olimpiche. È un ritorno dopo che nel 1994 aveva fatto parte del progetto “Olympic Garda 2000”, un consorzio di ben 13 Società sportive che avevano dato vita ai primi campionati “unificati” di tutte le classi olimpiche. Una formula che ancora oggi è d’attualità e viene costantemente promossa lungo le rive della Penisola. Nel 2002 sono nuovamente protagonisti i Soling e l’FD, oramai ex classi olimpiche, ma con un fascino immutato. C’è anche il ritorno del monotipo Asso 99. La vittoria va a Dodo Gorla, skipper olimpionico, due medaglie, tante regate che a Torbole l’hanno visto protagonista, tanti allenamenti con il suo “coach” Andreino Menoni, scomparso in quell’estate, ed al quale Gorla dedica il suo ennesimo scudetto tricolore. Nell’Italiano Ufo One Design, altro monotipo made in Garda, si impone Silvio Santoni, il campione di casa che ha scritto più di un capitolo dell’attività sportiva di Torbole. 2003 ed è storia di oggi. È cronaca. Il Soling corre il Campionato d’Europa e il Mondiale Master, L’Ufo 22 si riaffaccia per il campionato nazionale. Nei Soling il titolo continentale va all’ungherese Balazs, il mondiale master al tedesco Karl Haist. L’Ufetto laurea skipper tricolore il suo stesso progettista Umberto Felci. Nell’anno Europeo del Disabile non manca una Regata Internazionale del 2.4 delle Paralympiadi. In acqua ci sono i due azzurri che hanno qualificato l’Italia per Atene 2004. Sono Fabio Vignudini della Compagnia della Vela di Venezia e Fabrizio Olmi della Lega Navale di Milano. Le altre regate sono il Meeting per i giovani del singolo olimpico dell’Europa, la tappa del circuito europeo dei Melges 24, i catamarani classe A, i trofei Schiesaro e Marina Preis, il Tornado Torbole Trophy, 40 anni di sfide. L’oggi è il domani. Il 2004 è qui con il Campionato d’Europa del 49er, la più spettacolare delle derive, ultimo test prima dell’Olimpiade sul mare della Grecia. Vince una barca della flotta di sua Maestà la Regina d’Inghilterra con alla barra Chris Draper, colui che, nell’estate 2013, passerà agli ordini della regina italiana della moda, Miuccia Prada, a bordo del suo cat di 22 metri, “Luna Rossa”. Le leggende, come il vento del Garda, tornano ogni giorno.

Altre storie e leggende

Dalla metà degli anni 2000 il Circolo Vela rafforza la sua presenza organizzativa, proponendo calendari sempre più internazionali, dando vita a Campionati Mondiali, Europei e Nazionali, facendo parte del consorzio di Eurolymp Garda. Ospitando nuovamente grandi skipper della vela olimpica come l’argentino Diego Romero, bronzo a Pechino 2008 con il singolo Laser, che sarà socio del sodalizio; in tempi più recenti la vera leggenda di questo singolo, il brasiliano Robert Scheidt (5 medaglie alle Olimpiadi), che ancora oggi vive a Torbole con la moglie Gintare Volungeviciute, lituana di nascita, campionessa mondiale nel 2012, medaglia d’ argento ai Giochi cinesi sempre con il Laser, nella versione Radial per le donne. Una famiglia da record, sia per numero di vittorie, sia per la doppia affermazione alle Olimpiadi, una delle tante storie che Torbole e il Garda possono vantare in quella infinita galleria dello sport. Alla presidenza del Sodalizio si succedono Franco Santoni, Munari, Rosà e Gianfranco Tonelli, quest’ultimo dirigente premiato dall’Isaf, la Federazione Mondiale della vela, con la Silver Medal, grazie soprattutto agli eventi che ha saputo promuovere nella località trentina. Negli anni arrivano altri titoli agonistici per merito di promesse e veterani. Nel 2004 Pierre Collura aveva vinto per i colori torbolani il Mondiale Laser Under 17; Silvio Santoni dopo essersi imposto nell ‘Europeo di Primavera con la Star sale sul Finn e nel 2005 è primo sul lago di Bracciano al Campionato Mondiale Master . Sempre in quell’anno Raimondo Tonelli è nell’equipaggio comandato dall’olimpico veronese Nico Celon (con Ezio Amadori, Alberto Bolzan, Manuel Giubellini) primo nel Mondiale Melges 24 a Hyeres, Francia.

Vola la farfalla del Moth

Nel giugno del 2007 la Conca d’oro vede arrivare da tutto il globo la flotta di uno scafo minuscolo, trenta chili di barca, una pinna che lo fa volare sull’acqua. È il “Moth”, la farfalla che sul Garda Trentino, agli esordi della classe, mostra tutte le sue potenzialità grazie a grandi skipper e tra gli italiani, l’instancabile promoter Raimondo Tonelli. Protagonista come atleta è l’australiano Rohan Veal che, con il suo “Baderider X8”, ha stabilito il record di velocità della classe, raggiungendo i 24.16 nodi, quasi 45 Km/ora, primato che gli è valso il titolo di “King of the foiling Moth”. Veal vince anche il Mondiale del Garda. Sul circuito velico di Torbole si ripresentano altre classi olimpiche, altre ex olimpiche dal grande passato, le barche più nuove, il piccolo Europa, che come vuole la tradizione degli ultimi anni, apre la stagione in primavera, l’Optimist con la sua vela d’argento per gli Under 15 al qale si è ora aggiunta la Halloween Cup a fine stagione; i singoli Finn, soprattutto il Laser con l’Italia Cup e la Euro Cup, qualche centinaio di vele (in una occasione quasi 500) per sfide sempre tecniche e ricche di contenuti agonitici. Tra gli appuntamenti tradizionali si rafforza nel 2007 la Hans Detmar Wagner Cup, regata riservata alla storica classe Dragone. Dopo sette prove vince l’equipaggio tedesco comandato da Vincent Hoesch, altro skipper che ha legato molti dei suoi successi al campo di gara del Garda Trentino. Sempre nel 2007 si corre il Mondiale del catamarano Dart, il fratellino più piccolo del Tornado. Arrivano in 120 concorrenti e il podio della manifestazione è tutto inglese. Neo campioni del mondo sono Daniel Norman e Melanie Rogers, secondi David Lioyd e Cathrin Farthing, terzi Paul Wakeling ed Emma Curtiss., tutti team misti uomo-donna, quasi a voler anticipare quel che proporrà la formula olimpica dei multiscafi da Rio 2016.

Un lab per la vela mondiale

Gli spazi del Circolo si confermano un vero “lab” in costante evoluzione. Arrivano - per esempio - gli M20, lo sviluppo del Tornado secondo l’olimpionico svedese Goran Marstrom. Un M20 condotto da Gregor Stmpfl per i colori del Circolo Vela Torbole vincerà in assoluto la 41a edizione del Trofeo Gorla, la mezza Centomiglia dei multiscafi, così come Amedeo Paroldo (73 anni compiuti in quell’occasione) e suo nipote Alberto Ducati si imporranno nel 2010 nella sfida a tutto lago del Circolo Vela Gargnano, la 60a Centomiglia che per i catamarani mette in palio, da vari anni, il Trofeo Giorgio Zuccoli della MultiCento. Le barche nuove nascono come funghi. In occasione della tappa 2009 dei Melges24 c’è la possibilità di provare diverse carene esordienti. Tra queste c’era il D-One il singolo ideato dall’olimpionico gardesano Luca Devoti. Nel 2010 si corre un bellissimo Campionato Mondiale del “5.5 metre”, quello che qui chiamano, da sempre, il 5 e 50. La vittoria va allo svizzero Flavio Marazzi, skipper olimpico con la Star per la sua nazione. Marazzi vince con Andrew Palfrey e Christof Wilke (il costruttore di buona parte di questa flotta oramai in vetroresina), secondo è “Artemis”, barca norvegese con lo skipper Kristian Nerggard, bronzo il finlandese Kenneth Thelen.

Un Mondiale Melges 24 da record

Nel 2012 Torbole ospita il Campionato d’Europa dello spettacolare 18 piedi australiano, il papà di tutte le barche acrobatiche. La vittoria va ai britannici Jamie Mears, Tristan Hutt e Stewart Mears che battono il team Usa composto da Howie Hamlin, Matt Mc Kinlay e Scott Babbage, il bronzo è degli australiani John Winning, Grant Rollerson e Andrew Hay. Ma il campionato di quella stagione è il Mondiale del Melges 24, 129 equipaggi alla partenza in rappresentanza di di 22 nazioni. Per l’ormeggio vengono allungati di 25 metri i pontili della Conca d’oro. La vittoria finale va a “Gullisara” dell’armatore Giuseppe Comerio del lago Maggiore, ma lo skipper è il gardesano Carlo Fracassoli, portacolori del Circolo Vela Gargnano. Alla fine batte dopo una autentico assalto nella gara finale il “Saetta” del veronese Gianni Catalogna condotto da triestino Alberto Bolzan, affiancato nelle scelte tattiche dall’oro di Pechino nel 470, il prodiere australiano Natham Wilmouth. Terzo classificato è il ligure Riccardo Simoneschi, quarto Flavio Favini con l’imbarcazione svizzeroticinese “Blu Moon”, già mondiale nelle passate stagioni e nel 2014. Oltre all’agonismo il campionato mondiale Melges 24 propone un aspetto sociale da sempre privilegiato dall’attuale presidente Tonelli e dai dirigenti del Circolo Vela Torbole, una serie di grandi feste, spettacoli pirotecnici e serate musicali, il giusto mix per promouvere in ambito internazionale l’immagine del Garda e del suo sport principe. A settemnre si ritrovano i catamarani della classe Tornado, classe olimpica dal Canada alla Cina. In palio c’è il titolo Mondiale e la tradizione del “TTT”, il Tornado Torbole Trophy, per anni la più affollata gara europea per questa veloce imbarcazione.

Un 2013 in planata

Una stagione lunghissima che, ha ripercorso sul campo di gara del Garda Trentino, la storia olimpica e delle classi monotipo, visto che sono scese in acqua carene come le Star, i Dragoni, i 5.50, oltre ai giovanissimi di Europa ed Optimist, più tutta la flotta ideata dallo skipper olimpico statunitense Buddy Melges, con i piccoli 20, 32, e il Melges 24, i catamarani di Dart e Tornado, le altri carene di FD e StreamLine. Per l’Europeo di primavera delle Stelle è un ritorno a Tobole dopo una lunga serie di sfide che coincidevano con la Coppa di Pasqua. Ora l’Europeo si chiama “Eastern Hempisphere Championship. Al via ci sono atleti di 10 nazioni. La vittoria finale va alla coppia italotedesca composta dal ligure Diego Negri (Fiamme Gialle) e Frithjof Kleem, il berlinese che ha corso per la sua Nazione le Olimpiadi di Londra 2012. La novità della manifestazione è il “Live Tacking” visibile sul sito del Cvt e realizzato dalla società di produzioni Tv per le regate Icarus Sailing Media che ha portato sul lago una vera mongolfiera per il lancio del segnale via satellite e la copertura di tutto il campo di gara. Campioni e promesse, una presenza costante delle squadre agonistiche di tutto il Mondo, tra loro nel 2013 i giovani della Yacht Club del Principato di Monaco (con il quale il CVT si è gemellato), oltre ai suoi abituali atleti, tra questi la leggenda del Laser e della Star Robert Scheidt. Si tratta dell’ennesimo importane supporto a quelle che sono le presenze turistiche della località di Torbole-Nago, in un anno dove la crisi si fa sentire, la parte trentina del Garda ha sempre viaggiato, e non solo sportivamente parlando, con il vento in poppa. Tra gli eventi del 2013 trovano spazio, due lunghissimi week end con protagonista la casa automobilistica tedesca di Bmw, che ha così legato nuovamente il suo nome ad una serie di bellissime regate, anticipando molte delle sue novità nell’ambito dell’ automotive, tra queste la i8 ibrida. Tra le gare disputate c’è stata la “Bmw Sailing Cup”, una vera coppa dei Campioni di tutta la Germania. Le barche erano i J 80 che Bmw Yacht Sport ha assegnato ai vari sodalizi sportivi tedeschi. La vittoria è andata alla barca di “Team Münster”, equipaggio Martin Klüsener, Susanne Lehmann, Christoph Dammann, Patrick Losch, Cord Artmeier. Nella gara successiva, quella della classe “Dragone” l’affermazione è stata dello skipper russo Dimitry Samokhin dello Yacht Club di St. Peterburg che ha battuto l’olimpionico britannico Lawrie Smith, grande protagonista di ben 3 edizioni del Giro del Mondo a vela e skipper in Coppa America, terzo il forte tedesco Marc Pickel, già campione (e costruttore) con la classe olimpica delle Star. I migliori 10 timonieri hanno, alla fine partecipato, alla “Bmw Club Cup”, vinta dall’equipaggio del lago di Berlino (il Wansee) con la skipper olimpica Kathrin Kadelbach, già protagonista con la classe 470 delle Olimpiadi di Londra 2012. Nel mondo della vela Bmw ha legato il suo nome al successo nella 33a America’s Cup, quella vinta sul mare di Valencia dal maxi trimarano “Bor”, acronimo che celava i nomi di Bmw ed Oracle Racing.